Si parte da Tashkent, dalle consonanti ravvicinate che quasi intimoriscono per la durezza del suono, e si raggiunge Samarcanda, dalla soave tetrade di sillabe in “a” che si ripetono melismatiche, con la dentale a serrarne la sequenza. Le città dell’Uzbekistan, tra le più antiche dell’Asia centrale, sorgono lungo la Via della Seta, la vasta rete di antiche rotte commerciali che nell’antichità collegava la Cina e il Mediterraneo. Qui si sono cristallizzate le gesta di mercanti e carovanieri in transito e le smisurate ambizioni dei più grandi condottieri della storia. Su tutti l’indomito Tamerlano, a cui è dedicato un enorme mausoleo a Samarcanda.
Ti conduciamo alla scoperta delle più belle città da visitare in Uzbekistan in tutta la loro sfavillante, imponente, quasi sfrontata magnificenza.

Dove si trovano le città dell’Uzbekistan
Dalla forma allungata che ricorda vagamente un cavalluccio marino, l’Uzbekistan si trova nel baricentro dell’Eurasia, al confine tra Cina, Afghanistan e gli ampi spazi ex sovietici. Nel nostro itinerario di 7 giorni si parte da Urgench, nel nord-ovest, e in poco più di mezz’ora si raggiunge Khiva, nelle immediate vicinanze del confine con il Turkmenistan. Nella porzione settentrionale del Paese si trovano anche città meno note ma cariche di suggestioni e rilevanza culturale, come Nukus e Moynaq.
In Uzbekistan le città turistiche di Samarcanda, Bukhara, Shakhrisabz e Tashkent, la capitale, occupano la parte centrale e orientale del Paese. All’estremità meridionale sorge Termez, quasi sul confine con l’Afghanistan.

Le città uzbeke sull’antica Via della Seta
Per oltre due millenni l’Uzbekistan fu il punto obbligato di passaggio per i mercanti e le merci in transito tra l’Oriente e il Mediterraneo lungo la Via della Seta, lasciando in eredità il più cospicuo patrimonio culturale dell’intera regione.
L’ex repubblica sovietica, intrisa di storia, cultura e civiltà più di altri Paesi dell’Asia centrale, è una terra di forte impatto visivo. Il retaggio culturale e artistico si percepisce a colpo d’occhio grazie alla sontuosa magnificenza delle sue architetture, impreziosite da maioliche smaltate e mosaici di vetro e in foglia d’oro dalle tonalità che spaziano dal blu cobalto all’acquamarina. Il Paese non ha perso l’antica audacia di Tamerlano, che era solito ripetere, testualmente, «Se dubitate del nostro potere, allora guardate le nostre costruzioni».
Gli svettanti minareti di Samarcanda, eterna come Roma sotto la guida di Tamerlano, la fortezza di Bukhara e la cittadella fortificata di Khiva rappresentano l’Oriente in tutto il suo polveroso splendore. Oggi quei luoghi carichi di suggestioni sono mete predilette del turismo più raffinato.
Ripercorriamo quindi le arterie percorse nell’antichità dai mercanti attraverso terre immortali, spesso neppure tracciate sulle mappe, dove nel Paleolitico si aggirava perfino l’uomo di Neanderthal.
1. Samarcanda, punto cardine della Via della Seta
Samarcanda, grandioso centro di scienze e cultura, fu una delle principali città lungo la Via della Seta nell’arida steppa della Transoxiana, tra i fiumi Sīr Dāryā e Āmū Daryā, anticamente noto come Oxus.
Vi insegnarono illustri letterati, tra cui il poeta persiano ʿUmar Khayyām e il filosofo Avicenna. Le sue vie e piazze furono calpestate dalle soldataglie di Gengis Khan e, più tardi, dagli eserciti di Tamerlano, che la scelse come capitale del suo impero. Per una breve quanto fulgida stagione ne fece il centro di domini sconfinati. Samarcanda è poi stata al centro di quello che Kipling definì il Grande Gioco tra i servizi segreti zaristi e quelli britannici, una lunga partita a scacchi tra Buckingham Palace e l’impero russo. Venne poi l’epoca sovietica, che la inserì nella Repubblica socialista dell’Uzbekistan, ridimensionando l’antica predominanza culturale persiana in favore di quella turca.

La fama di questa millenaria città dell’Uzbekistan è legata principalmente all’armoniosa disposizione e all’imponenza delle tre madrase, le antiche scuole coraniche, che si ergono sfavillanti su tre lati della spianata dell’immensa Piazza Registan. La ciclicità dei disegni volteggia leggiadra con la plasticità delle linee in un’ipnotica coreografia di maioliche multicolori, colonne solenni e altissime arcate.
Tra i mirabili capolavori architettonici di Samarcanda si annoverano anche:
- Gūr-i Amīr, il mausoleo di Tamerlano;
- Moschea di Bibi-Khanym;
- mausolei di Shah-i-Zinda del XIV secolo, che custodiscono le spoglie dei timuridi, i discendenti di Tamerlano.
Meritano una visita anche l’Osservatorio medievale Ulugbek, il museo Afrasiab e il Bazar Siab, il più grande della città.
2. Bukhara, la città della sapienza
Percorrendo la steppa del Kyzylkum tra infiniti campi di cotone e isolate, modeste abitazioni con tetti di lamiera si raggiunge Bukhara, un lembo di Asia antica sopravvissuto alla falce e martello della rivoluzione atea russa. La città trasuda autenticità e conserva più di altre l’aura del tempo. L’ambiente è più raccolto rispetto a Samarcanda.
Bukhara fu per secoli un fiorente centro di commercio, artigianato, scienze e slancio intellettuale, un’eredità riconosciuta dal titolo di Città Creativa di cui è stata insignita nel 2023 dall’Unesco.
Percorrendo le vie strette della Città Vecchia costellate di edifici millenari posti sotto tutela architettonica, ci si può fare un’idea di come fosse il Turkestan prima dell’arrivo dei russi. Spezie ed erbe aromatiche spandono la loro fragranza nell’aere. Nelle tradizionali sale da tè il çay si sorseggia felicemente accomodati su grandi sofà ricoperti da tappeti.

Si oltrepassa poi la fortezza Ark di Bukhara e si ascolta il salmodiare dei giovinetti della scuola coranica e il muezzin che a gran voce innalza la sua lode ad Allah. Uomini dal turbante bianco, zigomi pronunciati e occhi di una tonalità chiarissima che richiama il cielo terso si genuflettono nella moschea Kalyân, con un minareto che sfiora i 50 metri. Non mancare di visitare anche i bazar stracolmi di ceramiche, tappeti, scacchiere in legno lavorate a mano e curiosi elettrodomestici, come dire, non proprio all’ultimo grido.
3. Khiva, il museo a cielo aperto
Così come Bukhara, anche Khiva, verso nord, offre in scala ridotta ciò che Samarcanda elargisce a piene mani in modo forse quasi sfrontato. È l’unica tra le città principali in Uzbekistan a mantenere una cinta muraria completa.

La cittadella fortificata, Itchan Kala, inserita nel 1990 dall’Unesco tra i patrimoni dell’umanità, ospita il minareto Kalta Minor, palazzi sfarzosi e il complesso Islam Khodja. A rubare la scena è la moschea Juma, dalle colonne in legno, che svela il suo incanto con la maestosità della propria architettura. L’intreccio minuzioso delle maioliche dai motivi geometrici che ne costituiscono la struttura forma un suggestivo abbraccio di blu ciano inframmezzato da note dorate.
4. Tashkent, la capitale uzbeka
L’eredità sovietica si fa più evidente a Tashkent, con il suo eccezionale patrimonio di edifici brutalisti, eretti in tempi relativamente recenti, in seguito a un violento sisma che nel 1966 rase la città al suolo.
Oltre tre milioni di abitanti ne fanno la più grande città dell’Asia centrale. Più forte e chiaro rispetto ad altre città dell’Uzbekistan si avverte lo slancio verso la modernità. Iniziano a sorgere centri commerciali egrattacieli che, sulle facciate vestite di vetro, accolgono luminescenti scenografie che ricordano le grandi metropoli del Golfo.

Imperdibile qui è il Chorsu Bazar, estroso edificio a forma di yurta, la tradizionale tenda nomadica, ma in cemento armato, sovrastato da una gigantesca cupola turchese. All’interno si trovano banchi con mercanti abbigliati in tinte differenti a seconda della categoria merceologica.
Il servizio ferroviario ad alta velocità Afrosiyob ha pressoché dimezzato i tempi di percorrenza che dividono la capitale dalle città più belle dell’Uzbekistan. Ergo, ci si può rifocillare al mattino sotto le cupole a mosaico del Chorsu Bazar di Tashkent e raggiungere Khiva in tempo per gustare uno shivit oshi ammirando la moschea Juma nel centro di Itchan Kala.
5. Shakhrisabz, la città natale di Tamerlano
Shahrisabz, un’ottantina di chilometri a sud di Samarcanda, si raggiunge percorrendo un suggestivo passo montano. Nel centro storico, dal 2000 inserito nell’Unesco World Heritage List, si visitano soprattutto i luoghi di Tamerlano, che vi nacque nel 1336. Figlio di un signore di una sperduta tribù delle steppe, si autoproclamò redentore, ripromettendosi di restaurare l’impero di Gengis Khan di cui si favoleggiava fosse un lontano pronipote.
Meritevoli di visita a Shahrisabz sono il palazzo di Ak Saray, realizzato all’inizio del periodo timuride, la Moschea Kok-Gumbaz e i complessi funerari Dorut Tilovat e Dor Us-Siyodat, dove giace il primogenito di Tamerlano.

Città dell’Uzbekistan oltre la rotta classica
Oltre ai luoghi clou ci sono città uzbeke meno note che ampliano e approfondiscono la lettura del Paese. Spingiamoci quindi oltre i sentieri battuti e scopriamo nuove mete cariche di fascino e suggestione.
6. Nukus, l’avanguardia artistica nel deserto
In un paio d’ore da Khiva o in novanta minuti di volo da Tashkent, sorvolando un paesaggio brullo, si arriva a Nukus, il capoluogo del Karakalpakstan, appendice occidentale dell’Uzbekistan.

Qui ha sede il Museo Savickij, in cui è custodita la più grande raccolta di opere dell’avanguardia russa, seconda per ampiezza e complessità solo a quella dell’Ermitage di San Pietroburgo. Procedendo in direzione del Turkmenistan, su un’altura una ventina di chilometri a ovest di Nukus si possono visitare le rovine dell’antica necropoli di Mizdakhan, un tempo la seconda città più grande della Corasmia.
7. Termez, al confine con l’Afghanistan
Sulle rive dell’Āmū Daryā al confine con l’Afghanistan sorge Termez, in uzbeko Termiz. Il nome, coniato dai greci condotti da Alessandro Magno, significa letteralmente “caldo”. Effettivamente in estate le temperature massime qui, all’estremità meridionale del Paese, spesso superano i 40°C. Percorrendo il ponte dell’amicizia afghano-uzbeko si raggiunge l’Afghanistan.

8. Moynaq, dove il lago è un lontano ricordo
Un luogo di grande suggestione da visitare assolutamente nel nord del Paese è Moynaq, una città fantasma con tanto di cimitero delle navi adagiate su un letto di saline punteggiate di arbusti spinosi.
E pensare che negli anni Sessanta Moynaq era un florido porto sulla sponda meridionale del (fu) lago d’Aral, immenso specchio d’acqua salata al confine tra Uzbekistan e Kazakistan. In estate attirava villeggianti russi e vantava una fiorente industria della pesca con centinaia di pescherecci e una serie di conservifici in cui si lavoravano quotidianamente tonnellate di pesce.

Oggi è un deserto di sabbia e polvere, un avamposto della desolazione. Furono i piani sovietici di monocoltura a imporre la deviazione dei fiumi Āmū Daryā e Sīr Dāryā, che alimentavano il lago d’Aral, per irrigare i campi di cotone in Uzbekistan e Turkmenistan.
Due itinerari di viaggio per scoprire le città dell’Uzbekistan
In Asia Travel è un tour operator specializzato in viaggi a valenza culturale. Proponiamo una vasta gamma di itinerari in Uzbekistan dedicati sia alle iconiche città carovaniere sia a località minori di notevole interesse.
Itinerario di 7 giorni sulla Via della Seta classica
Per scoprire l’anima più autentica delle città uzbeke lungo l’antica rotta dei commerci è preferibile affidarsi a professionisti, non solo per motivi logistici. In Asia Travel offre l’opportunità di ripercorrere le vie carovaniere in compagnia di guide esperte di archeologia, storia e geologia, pronte a narrarne il glorioso passato in un racconto che intreccia memorie storiche e letterarie.
Nell’ampio carnet di itinerari a disposizione dei viaggiatori, quello intitolato Viaggio classico sulla Via della Seta prevede 7 giorni e 6 notti in cui si visitano, nell’ordine, Urgench, Khiva, Bukhara, Shakhrisabz, Samarcanda e Tashkent.

Itinerario straordinario di 15 giorni
L’Uzbekistan a prima vista può sembrare un Paese ben inquadrabile per la sua sovrabbondanza di sfarzose architetture. Ma a uno sguardo più attento rivela un’identità molto più complessa. Con qualche giorno in più a disposizione, i visitatori possono intraprendere il Viaggio straordinario Uzbekistan con partenza e arrivo a Tashkent. Alle tappe dell’itinerario precedente si aggiunge la visita approfondita di luoghi più remoti e affascinanti, quali:
- Nukus;
- Moynaq;
- Khorezm;
- Nurata;
- Sentyab;
- Fazilman;
- Aydar Kul;
- Termez;
- Kokand;
- Valle di Fergana;
- Margilan.
Un percorso così articolato permette di apprezzare sia i principali highlights che i paesaggi estremi e le città meno note con la guida di chi conosce il Paese in profondità.
Leggi anche: La valle di Fergana e i cavalli celesti dell’Uzbekistan
Domande frequenti sulle città dell’Uzbekistan
Quanti giorni servono per visitare le città principali dell’Uzbekistan?
Per la visita delle città principali possono bastare 7-8 giorni. Per un’esperienza più ampia e approfondita occorrono almeno un paio di settimane.
Quali città dell’Uzbekistan hanno aeroporti?
Le principali città con aeroporti in Uzbekistan sono Tashkent, Samarcanda e Urgench. Sono presenti scali aerei anche a Bukhara e Nukus, utili per i voli interni. Dall’Italia partono voli diretti di Uzbekistan Airways da Milano Malpensa e Roma Fiumicino con arrivo a Urgench, da cui si raggiunge comodamente Khiva.
Quali sono le città patrimonio Unesco?
Samarcanda, Bukhara, Itchan Kala a Khiva e il centro storico di Shakhrisabz sono stati dichiarati patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco.
Qual è la stagione migliore per visitare l’Uzbekistan?
La primavera e l’autunno sono le stagioni migliori per andare in Uzbekistan, con temperature miti e precipitazioni rare e tendenzialmente brevi e scarse.
È meglio spostarsi in treno o in auto?
Con i treni ad alta velocità si intraprende una sorta di crociera su rotaia, percorrendo tratte ricche di storia tra Tashkent, Samarcanda e Bukhara. L’auto può essere un’opzione valutabile per raggiungere Shakhrisabz da Samarcanda. Per andare a Khiva e Nukus, invece, conviene optare per voli interni. Affidarsi a un tour operator specializzato come In Asia Travel permette di gestire gli spostamenti in modo ottimale.


