Khiva, cosa vedere nell’antica città sulla via della Seta, Uzbekistan

Se aveste chiesto a un viaggiatore del XVIII secolo di suggerirvi cosa vedere a Khiva, lo stesso viaggiatore, dopo un istante di sbalordimento, vi avrebbe caldamente raccomandato di tenervi al largo dalla capitale del khanato. Viaggiare a debita distanza da Khiva equivaleva a salvarsi la pelle; a meno che non foste interessati ad acquistare schiavi. In veste di cacciatori di uomini la vostra attività vi avrebbe portato direttamente di fronte alle imponenti mura della città di Khiva e alla sua imponente fortezza di fango e mattoni: l’Itchan Kala (la Città Vecchia).

Veduta panoramica di Khiva, Uzbekistan
Khiva

Dal 1592, quando Khiva divenne la capitale del khanato e fino al XIX secolo, la città fu uno dei più grandi mercati di schiavi di tutta l’Asia centrale. Nei suoi bazar convergevano cavalieri provenienti dalle steppe e mercanti dai deserti meridionali, tutti accomunati da un’attività, quella della tratta degli schiavi, che avrebbe reso Khiva ricca e prospera oltre misura. Per trecento anni Khiva e la sua fortezza sono rimaste inviolate, unica eccezione l’incursione persiana guidata da Nadir Sha che distrusse la città nel 1740. Poca cosa se paragonata alla capacità di Khiva di risollevare la testa, ricostruirsi ancora più grande e forte di prima e mantenere un’indipendenza che sarebbe stata piegata solo dalle truppe dello zar nel 1873: la fine di un’epoca.

Viaggio classico sulla Via della Seta

Oggi Khiva, nell’Uzbekistan meridionale, a poca distanza del confine con il Turkmenistan, può vantare uno dei patrimoni archeologici e storici più grandiosi dell’Asia centrale. La Città Vecchia di Khiva, il suo Itchan Kala, costituisce, con i suoi oltre 30 ettari di superficie, una città nella città. Una testimonianza fatta di fango e mattoni, minareti piastrellati di colorate maioliche e grandiose moschee: un’eccezionale tesoro mirabilmente conservato per un viaggio in Uzbekistan seguendo gli itinerari di In Asia Travel. Abbiamo battuto ogni strada, ogni porta e ogni vicolo di Khiva personalmente per offrirvi un’esperienza di viaggio che oggi vogliamo condividere con voi. 

L’Itchan Kala di Khiva: una città nella città

Alla vista dell’Itchan Kala si fa fatica a capire dove inizino le mura e dove il terreno sottostante, come se un insolito movimento tellurico avesse prodotto in uno slancio creativo le mura di fango e mattoni alte più di 10 metri. La magia di Khiva e della sua Città Vecchia sta tutta qui, si fa per dire, nella sua totale armonizzazione con i colori e il paesaggio circostante. Forse oggi è difficile rendersene conto, i nuovi edifici della città moderna nascondono in parte il paesaggio e lo smog fa il resto, ma il deserto è davvero poco distante e si distende a sud della città proseguendo ben oltre i confini con il Turkmenistan. Come se non bastasse, a seconda dell’ora in cui visitate la città vecchia di Khiva i colori cambiano, acquistando sfumature impensabili fino a un attimo prima: i filtri fotografici non servono, se avete pazienza di attendere il momento giusto.  

Le porte di accesso all’Itchan Kala di Khiva sono quattro, da nord procedendo in senso orario prendono il nome di:

Bogcha Darvoza (Porta del Giardino);
Palvan Darvoza (Porta del Gigante);
Tosh Darvoza (Porta di Pietra);
Ota Darvoza (Porta del Padre).

Bogcha Darvoza (Porta del Giardino), una delle porte di accesso all’Itchan Kala di Khiva
Bogcha Darvoza (Porta del Giardino), una delle porte di accesso all’Itchan Kala di Khiva

L’Itchan Kala ospita tra le proprie mura oltre 300 monumenti storici tra  vecchie abitazioni, minareti, moschee e palazzi, un patrimonio culturale di cui fanno parte sia gli edifici restaurati dopo l’incursione persiana del XVIII secolo, sia parti risalenti all’epoca più antica di Khiva. Un viaggio indietro nel tempo in una delle città storiche più antiche della via della Seta.

Tour archeologico in Uzbekistan

Kuhna Ark: l’antica fortezza di Khiva 

La poderosa fortezza di Khiva, sede del khan (sovrano) e palazzo reale fu eretta nel XII secolo e, in quanto sede del monarca, ospitava al proprio interno tutto il necessario per una corretta amministrazione del khanato: una prigione, la zecca, la sala delle udienze e l’harem. L’architettura, come nel caso della splendida moschea d’estate nel Kuhna Ark di Khiva, è quella tradizionale islamica. Elementi come l’iwan[1], tipico di moltissime strutture religiose in Asia centrale, caratterizza anche la moschea d’estate del palazzo reale, con alte colonne in legno sostenute da basamenti svasati in marmo e le pareti piastrellate di maioliche colorate. 

Kuhna Ark: l’antica fortezza è tra le cose da vedere a Khiva
Kuhna Ark, l’antica fortezza di Khiva 

La sala del trono era collocata all’esterno, soluzione ideale viste le temperature estive della regione ed era qui che il khan elargiva giudizi e partecipava alle pubbliche udienze. In inverno, quando il freddo si fa sentire in tutta la sua durezza, il sovrano optava per una meglio riscaldata yurta, la cui collocazione è ancora oggi individuabile nell’area circolare presente sul pavimento della sala del trono. Soluzione, quella della yurta, che richiama alla mente le tradizioni mongole, legate al nomadismo, a cui si rifacevano i khan della regione. Gli altri spazi dell’imponente fortezza di Khiva sono dedicati alla zecca (Zindon) e alle prigioni, oggi trasformate entrambe in museo. Ma prima di lasciare la Khuna Ark di Khiva state certi che non dimenticheremo di portarvi sulla cima della Torre di guardia: il panorama sulla città è di una bellezza travolgente.

Madrasa di Mohammed Amin Khan

Capace di accogliere 250 studenti la madrasa di Mohammed Amin Khan costruita tra il 1851 e il 1854 è stata per lungo tempo la più grande di tutta l’Asia centrale. L’attività didattica è proseguita ininterrottamente fino al 1924, quando fu riconvertita in prigione. Oggi l’edificio è diventato un  hotel, ma il fascino della struttura resta inalterato. Gli studenti di un tempo, due per stanza, avevano a disposizione un balcone e la possibilità di approfondire i loro studi con gli insegnanti migliori del tempo. Percorrendo il perimetro della madrasa è facile restare impressionati dalla raffinatezza dei dettagli e dall’imponenza della struttura. Fa venir voglia di entrare dentro e dedicarsi allo studio, o forse no, ripensando ai suoi trascorsi come prigione.

Cosa vedere a Khiva: la Madrasa di Mohammed Amin Khan
Madrasa di Mohammed Amin Khan

Madrasa di Allakuli Khan

La madrasa di Allakuli Khan, così come molti altri edifici dell’area, fu voluta dal sovrano Allakuli, chiamato, non a caso, Allakuli il costruttore. Epiteto azzeccatissimo vista la fervente attività edilizia del khan che fece costruire, tra le altre cose, anche un bazar e un caravanserraglio, situati a pochi passi dalla madrasa. Date un’occhiata alla galleria del bazar, sarete stupiti di vedere i commercianti intenti nelle loro contrattazioni. Fa una certa impressione trovarseli di fronte in un ambiente come questo, come se avessimo compiuto un balzo indietro nel tempo fino all’epoca del khanato.

L’Itchan Kala può apparire come una città museo, perfetta in ogni dettaglio, ma in cui si sente la mancanza di qualcosa di reale, ecco, scorci come questo, di attività quotidiane, al di fuori dei circuiti turistici, riempiono quel vuoto. E nei tanti angoli che l’Itchan Kala riserva vi capiterà più di una volta di apprezzare simili sorprese.

La Madrasa di Allakuli Khan è tra i luoghi da visitare a Khiva
Khiva, la Madrasa di Allakuli Khan

Il minareto Kalta Minor 

Mohammed Amin Khan non voleva costruire una nuova Torre di Babele, un’ottantina di metri di altezza sarebbero stati più che sufficienti per consentirgli di ammirare, dalla città di Khiva, la lontana Bukhara, distante 400 chilometri. I costruttori arrivarono a 29 metri quando la morte del khan mise fine alle ambizioni del sovrano e ai lavori di costruzione del minareto che oggi porta il suo nome. La storia è frutto di una leggenda[2] tramandata fin dall’inizio dei lavori, conclusi nel 1855 senza che il minareto di Kalta Minor raggiungesse la sua altezza effettiva. Eppure questa torre tozza, del diametro di 15 metri, è una di quelle strutture che suscitano un’immediata simpatia. Si capisce, anche per i non addetti ai lavori, che c’è qualcosa che manca, la parte sommitale sembra tagliata di netto da una scimitarra, eppure la sua forma incompiuta, le ceramiche che lo decorano in tonalità di azzurro, verde e acqua marina lo rendono incredibilmente affascinante. E la sua vera storia lo è ancora di più, visto che, leggenda a parte, i lavori di costruzione furono interrotti perché se avessero proseguito sarebbe venuto giù tutto; seri problemi strutturali, in poche parole.

Il Minareto Kalta Minor è uno dei luoghi più simbolici di Khiva
Minareto Kalta Minor

Mausolei di Sayid Alauddin e Pahlavon Mahmud

Se state cercando il monumento più vecchio di Khiva eccoci arrivati alla meta. Il mausoleo di Sayid Alauddin fu costruito nel 1303 e destinato a un celebre maestro sufi del tempo. Giusto per contestualizzare storicamente la costruzione del mausoleo, nel XIV secolo a Khiva siamo in piena Orda d’Oro, un regno tartaro-mongolo il cui fondatore fu Batu Khan (1205-1255), nipote del più celebre Gengis. Questo immenso impero, suddiviso in vari khanati, si estendeva nel XIV secolo dalla Cina fino all’Europa orientale abbracciando le coste del mar Caspio e incuneandosi fino alla Turchia.

Il secondo mausoleo, quello di Pahlavon Mahmud, condivide con il primo l’antichità, pur essendo stato oggetto di una ricostruzione nel XIX secolo. L’interno del mausoleo è di una bellezza travolgente, la sala che ospita la tomba del khan è decorata con una moltitudine di piastrelle colorate in fasce bianche e azzurre, il soffitto e le volte sono ornati con motivi geometrici complessi e la sensazione di trovarsi in un luogo sacro è intensa e presente. Senza dubbio uno dei mausolei più belli di tutta Khiva.

Il mausoleo di Pahlavon Mahmud, uno dei monumenti più antichi di Khiva
Mausoleo di Pahlavon Mahmud

Palazzo Tosh-hovli

Allakuli Khan, anche detto khan il costruttore, quello che abbiamo visto nel paragrafo sull’omonima madrasa (link interno), non contento del palazzo reale di Khiva, il Khuna Ark, da lui giudicato troppo modesto, si fece costruire una residenza ancora più fastosa e grandiosa: il Palazzo Tosh-hovli. I lavori di costruzione iniziarono nel 1832 e sarebbero dovuti terminare, a detta dell’architetto incaricato del progetto, dopo soli due anni.

Passati i due anni, con i lavori ben lontani dall’essere conclusi, l’architetto, come usava al tempo, fu decollato per non aver mantenuto la promessa[3].

Il successore riuscì a concludere l’impresa negli otto anni successivi, con la testa al suo posto per non aver azzardato alcuna data di conclusione dei lavori.

Il palazzo Tosh-hovli, uno degli edifici con le decorazioni più favolose di tutta Khiva
Palazzo Tosh-hovli

Il risultato finale è uno degli edifici con le decorazioni più favolose di tutta Khiva. Un tripudio di maioliche con decorazioni floreali di una complessità stupefacente, labirinti di fiori e viticci che salgono dalle pareti fino alle volte del soffitto. Ogni elemento sembra essere stato progettato fin nei minimi dettagli; i vari spazi, così come quelli del Khuna Ark sono suddivisi in base alle varie attività della khanato. L’Ichrat Khauli dove sedeva il khan durante le udienze pubbliche, l’harem con un ampio cortile rettangolare e cinque logge, l’Arz Khauli o corte di giustizia dove il sovrano si occupava di risolvere i contenziosi. Il palazzo di Tosh-hovli, mirabilmente conservato, oltre che suggestivo dal punto di vista architettonico offre l’opportunità di vedere da vicino il lusso e l’opulenza di uno dei khanati più ricchi di tutta la via della Seta.

Note

1 Iwan, Wikipedia L’enciclopedia libera, 30 agosto 2020, da https://it.wikipedia.org/wiki/Iwan

2 Kalta Minor, Storia, Wikipedia L’enciclopedia libera, 30 agosto 2020, da https://it.wikipedia.org/wiki/Minareto_Kalta_Minor#Storia

3  Tosh-hovli, Storia, Wikipedia L’enciclopedia libera, 30 agosto 2020, da https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Tosh-hovli#Storia


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