Templi di Angkor: cosa vedere tra le magiche suggestioni dell’architettura Khmer

Il botanico Henry Mouhot giunse alle rovine di Angkor nel Gennaio del 1860. Fu botanico per formazione, appassionato di filologia fin dall’adolescenza e curioso esploratore. La scintilla di questa passione che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita fu il classico The Kingdom and People of Siam di Sir James Bowring. Una specie di Rough Guide ante litteram su tutto quello che c’era da vedere per un tour nel sud-est Asia. In salsa ottocentesca ovviamente e per una élite di viaggiatori altolocati che poi all’epoca erano gli unici a potersi permettere portantine, servitori, posate d’argento e vagonate di bauli.

Prima dell’arrivo di Mouhot le notizie sulle misteriose rovine di Angkor erano affidate ai resoconti spesso imprecisi dei missionari cattolici. Il primo a parlarne fu un certo Diogo do Couto alla fine del XVI secolo. Angkor sarebbe ricomparsa all’inizio del XVII secolo nei resoconti di un altro togato avventuriero, tale Marcelo de Ribadeneira, che con attitudine tutta europea attribuì le misteriose costruzioni inghiottite dalla giungla ad Alessandro Magno o tutt’al più ai romani.

Per carità lo stesso Mouhot si lasciò sedurre a tal punto dai templi di Angkor che finì con l’attribuirli a una fantomatica popolazione vissuta millenni prima. Ma se non altro a lui dobbiamo i pregevolissimi disegni che accompagnano il Voyage dans les royaumes de Siam, de Cambodge, de Laos. Un resoconto così appassionato, coinvolgente e preciso dei templi, delle piscine, dei fossati e dei palazzi che formano l’area archeologica di Angkor che… voilà il mito di una città misteriosa immersa nella giungla aveva già fatto breccia nell’immaginazione degli annoiati intellettuali europei. E continua ancora oggi ad affascinare, emozionare e stupire milioni di visitatori da ogni parte del mondo.

Planimetria e numeri di Angkor

La mappa del sito archeologico di Angkor ci da un’idea più che evidente dell’impressionante vastità del progetto architettonico che fu portato a termine nel corso di 600 anni. Dalla fondazione dell’impero Khmer da parte di Jayavarman II nel IX secolo, passando per il periodo di massima espansione con l’imperatore Suryavarman II (XII secolo) fino ad arrivare all’inesorabile declino con Jayavarmādiparameśvara, impronunciabile sovrano vissuto nel corso del XIV secolo. E già si parla di età post-angkoriana.

L’intera area archeologica con i suoi templi principali è oggi distribuita su oltre 90 Km2. Se consideriamo anche i templi minori e il tessuto urbano che doveva costituire nel periodo d’oro della città la zona periferica di Angkor, l’intera area si estende per una superficie di 400 km2.

Map of Angkor Archaeological Park

Con oltre due milioni di visitatori all’anno Angkor è uno dei siti archeologici più visitati del mondo. Ovvio quindi che la silhouette del suo tempio più conosciuto, quello di Angkor Wat, sia praticamente onnipresente sul territorio cambogiano. La trovate al vostro arrivo in Cambogia che vi dà il benvenuto sulla bandiera del Paese. La scoprite sull’etichetta della birra Angkor, una delle più vendute della Cambogia e vi segue nei vari Angkor cafè, Angkor restaurant, fino ai deliziosi e costosi Angkor Cookies. E di certo il tempio di Angkor Wat non passerà inosservato neppure quando vi capiteranno tra le mani i riel, la moneta cambogiana, visto che la silhouette del tempio fa bella mostra di sé sulle banconote.

 

Cosa vedere ad Angkor: gli itinerari

Data la vastità dell’area archeologica di fronte alla quale ci troviamo può accadere di essere presi da un senso di vertigine. È come trovarsi di fronte a Pompei, Ercolano e Roma antica messe insieme, il tutto immerso in una giungla dove il tempio di Angkor Wat è solo la più grande e imponente delle rovine che andremo a visitare. Decine e decine di altri Wat (tempio) formano il complesso archeologico di Angkor, a volte anche molto distanti gli uni dagli altri. La mappa dell’area archeologica riporta di solito i due principali itinerari classici dei tour di Angkor suddivisi in:

Grande circuito: Angkor Wat, i templi principali e quelli meno conosciuti per un totale di circa 26 km.;

Piccolo circuito: Angkor Wat, Angkor Thom, Ta Phrom e altri tra i più importanti siti presenti nell’area archeologica di Angkor per un totale di 17km.

L’itinerario più piccolo può essere agevolmente percorso, considerando il caldo tropicale, una sosta ai templi, foto e l’appassionante scoperta della storia di Angkor, in una giornata. Partenza al mattino presto e ritorno in albergo poco prima del tramonto per una meritata doccia e un riposo all’ombra della vostra veranda.

L’itinerario più grande richiede un investimento maggiore in termini di tempo. Preventivate per un tour alle rovine di Angkor almeno due giorni, ma saranno due giorni all’insegna di un’avventura attraverso palazzi, isole artificiali, ponti e templi ancora immersi nella giungla tropicale. Quelli più lontani e meno conosciuti conservano ancora un fascino così misterioso che dopo il primo giorno di visita alle rovine non vedrete l’ora di tornarci.

 

I templi più conosciuti di Angkor

I templi principali di Angkor offrono un primo assaggio della spettacolarità del sito archeologico nel quale ci troviamo. Perciò una volta arrivati, fate un bel respiro, assicuratevi per la decima volta di aver portato tutto quello che vi serve con voi e poi via alla volta di… Angkor Wat con il suo stupefacente fossato e il ponte in pietra che conduce alla città vecchia. Ta Prohm immerso nella giungla con le sue architetture unite inestricabilmente alle radici che le avvolgono. Bayon con le sue centinaia di facce che vi osservano all’entrata prima di accedere alle stanze dalle volte in pietra, un labirinto ancora intatto nel quale è facile perdere l’orientamento.

 

Angkor Wat

Tempio di Angkor Wat al tramonto

West Gate Angkor Wat © In Asia Travel – photo Gabriele Stoia 

Il complesso archeologico di Angkor Wat, in origine edificato come tempio induista Vishnuista (dedicato alla divinità Vishnu), è circondato da un ampio fossato che secondo l’antica simbologia rappresenta l’oceano mitologico che circonda il Monte Meru, dimora delle 33 divinità vediche e centro dell’Universo. Al tempio di Angkor Wat, costruito nell’arco di trenta anni nel XII secolo, si accede attraverso un ponte in pietra che ci conduce al cortile più esterno della struttura.

Un dedalo di gallerie e giardini circondati da alte mura formano la zona di accesso al tempio centrale quello che è il cuore del complesso archeologico di Angkor Wat: il Santuario. Quattro sono le porte di entrata per l’area sacra così come quattro sono i punti cardinali verso i quali la struttura è orientata. Il tempio centrale di Angkor Wat è costituito da una struttura su tre livelli e per accedere alla sua sommità occorre percorrere una gradinata ripidissima. Alle estremità del secondo e terzo piano ci sono delle torri sormontate da cupole, la più alta, quella centrale, si eleva su tutto il complesso di Angkor Wat a 65 metri dal livello del suolo.

 

Ta Prohm

Rovine di Angkor: il Ta Phrom

Ta Prohm © In Asia Travel – photo Gabriele Stoia 

Nell’immaginario del viaggiatore occidentale il tempio Ta Prohm è quello più evocativo. Ha una sua magnificenza, diversa dalla maestosità di Angkor Wat, ma evocativa di tutto ciò che le rovine di Angkor hanno rappresentato fin dalla loro scoperta. È circondato da alberi secolari e da una natura così rigogliosa che col tempo ha finito per inghiottire gran parte degli edifici. È questa la grande suggestione che Ta Prohm offre al visitatore. Durante la grande opera di restauro agli inizi del secolo scorso, durante la colonia francese, gli archeologi concordarono di mantenere intatto lo stato di conservazione del tempio, eccetto alcune opere di messa in sicurezza, al fine di offrire la sensazione di visitare questo luogo come forse poteva apparire agli antichi esploratori.

Ci aggiriamo storditi tra le sue rovine e quando scattiamo una foto non sappiamo se quello che abbiamo catturato è una radice oppure una pietra. Tutto si confonde a Ta Prohm e le differenze tra gli elementi artificiali e quelli naturali appaiono indistinguibili, se non addirittura superflue. Il tempio nella giungla Ta Prohm merita una sosta, magari all’esterno del complesso per ammirare a distanza uno dei più incredibili templi del sito archeologico di Angkor.

 

Bayon

Templi di Angkor: il Bayon

Bayon © In Asia Travel – photo Gabriele Stoia 

Il tempio di Bayon così come le rovine di Angkor Wat fanno parte dell’antico complesso urbano della capitale del Regno Khmer. I due edifici si trovano a poca distanza l’uno dall’altro e fu proprio il Bayon ad essere stato l’ultimo tempio costruito nell’attuale sito di Angkor alla fine del XII secolo. La caratteristica che più spicca una volta giunti al sito sono i 216 volti sorridenti scolpiti sulle 54 torri in pietra del tempio.

L’espressione di pacifica serenità e il loro enigmatico sorriso ci ricordano Lokeshvara, il Bodhisattva della Compassione, anche se molto più prosaicamente potrebbero rappresentare il volto del sovrano Jayavarman VII che fece erigere il tempio. Una specie di autopromozione tutt’altro che rara all’epoca, o il tentativo di preservare l’opera nell’eventualità del ritorno alla religione di stato induista dopo la sua morte. Sia come sia le delicate fattezze dei visi, le gallerie che si susseguono una dietro l’altra mentre ci avventuriamo all’interno della struttura, le volte in pietra sotto le quali ci chiniamo, rendono la visita al Bayon una delle più suggestive fra tutti i templi principali di Angkor.

 

Le perle sconosciute: templi alternativi ad Angkor Wat

All’intero dell’area archeologica sono molti i templi minori che spesso in una visita di un giorno trascuriamo. Ma la mancanza di tempo dovrebbe farci riflettere su quanto in realtà valga la pena dedicare più giorni alla visita di Angkor. Perché queste perle sconosciute offrono un quadro ancora più completo e suggestivo dell’affascinate sito archeologico che abbiamo avuto la fortuna di visitare.

Il “tempio isola” di Neak Pean che incontriamo nel Grande circuito è una perla nascosta nella giungla cambogiana. Delimitato da una verde palude, non ha nulla da invidiare al ben più conosciuto Ta Phrom. Il tempio montagna di Baphuon che spesso trascuriamo perché già spossati dalla visita, è uno dei più grandi e maestosi che incontriamo all’interno dell’antica capitale Angkor Thom. E poi il viaggio di un’ora in direzione di Banteay Srei la cittadella delle donne, considerato il gioiello, la perla sconosciuta di Angkor.

 

Neak Pean

Una passerella in legno sospesa sulle acque immobili della palude ci conduce verso l’isola artificiale su cui sorge il tempio di Neak Pean, il Tempio della Medicina.
Dalla forma completamente atipica dal punto di visita dell’architettura, è considerata una replica del mitico lago Anavatapta, il sacro lago Himalayano, le cui acque si credeva potessero curare le malattie, i peccati e “lenire il fuoco che tormenta gli esseri umani”.
I serpenti sacri alla mitologia indù, i naga si avvolgono in spirali lungo le pietre del tempio. Fatto costruire dal sovrano Jayavarman VII nella stessa epoca di Ta Phrom e Angkor Thom, Neak Pean ci accoglie in mezzo al folto della giungla in uno spazio intimo e raccolto. L’atmosfera quieta del luogo suscita l’immaginazione, fantasticando sugli antichi riti che vi si svolgevano.

 

Banteay Srei

Incisioni del tempio Banteay Srei

Incisioni Banteay Srei © In Asia Travel – photo Gabriele Stoia 

Il tempio di Banteay Srei è uno dei gioielli dell’architettura Khmer. Una perla nascosta tra le più belle del sito archeologico di Angkor. La Cittadella delle donne è dedicata alla divinità induista Shiva e risale al X secolo. A differenza della maggior parte degli edifici del complesso di Angkor, il tempio di Banteay Srei fu fatto costruire non da un sovrano, ma da un bramino di stirpe regale. La raffinatezza delle sue decorazioni scolpite nell’arenaria rosa di cui è fatto il tempio merita uno sguardo più ravvicinato. Mentre l’armoniosa leggerezza delle sue costruzioni la si ammira a distanza, prima di varcare le mura che conducono al tempio. Qui tutto è pace e armonia.

 

Baphuon

Baphuon

Baphuon © In Asia Travel – photo Gabriele Stoia 

 Capita di lasciare per ultimo il tempio montagna Baphuon. E capita ancora più spesso di trascurarlo del tutto. Eppure Baphuon costruito come tempio di stato nell’XI secolo dal sovrano Udayadityavarman II è così imponente e maestoso che ci lascia attoniti e sbigottiti con la sua sola presenza. Disposto su cinque livelli si eleva dalla base fino alla sommità della sua torre centrale per circa 30 metri. La struttura massiccia, la vista dalla sua sommità e non da ultimo la possibilità di esplorare il tempio di Baphuon senza la ressa che incontriamo nei templi più importanti ne fanno un gioiello da non trascurare nel vostro tour ad Angkor.

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